TERRITORIO: LA VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO ATTRAVERSO LE SUE PECULIARITA’ E LE TRADIZIONI ANTICHE

 

“La cultura del territorio è alla radice dei risultati di aggregazione e comunicazione che sono l’elemento cardine della crescita e dello sviluppo del sistema vitivinicolo e con esso di quello eno-gastronomico e agroalimentare del Friuli Venezia Giulia.

Una crescita che si riflette direttamente sull’economia regionale nonché sulla crescita dell'attrattività turistica della regione. La creazione della DOCG del Ramandolo, da una realtà disomogenea e sottostimata, che oggi realizza prodotti ai vertici delle guide internazionali e utilizzati dall’alta ristorazione.

Del CRU del PICOLIT , Della DOCG del REFOCO di Faedis. Della DOCG dello Schioppettino. Vitigni autoctoni che prima non erano considerati all’altezza di competere con i grandi vini internazionali, e neppure con i ‘colleghi’ del Friuli Venezia Giulia. La rivalutazione del territorio della Bassa friulana e la sua riscoperta, rivisitazione, promozione mediatica e in web attraverso la ri-denominazione dell’area e la nascit

 

a dell’appellativo di Riviera Friulana, che la pone allo stesso livello di appeal mediatico e virtuale della Riviera dei fiori, della Riviera delle palme, della Riviera amalfitana, della Riviera gardesana ecc. .

La condivisione tra le realtà economiche del territorio e gli operatori e amministratori dell’area considerata, situata tra i fiumi Tagliamento e Isonzo, la linea delle risorgive e il litorale dell’Alto Adriatico. La sinergia tra le componenti interessate per realizzare percorsi condivisi e progettualità di sviluppo e crescita”.

Tutto questo costituisce un biglietto da visita, un modello da replicare in realtà che aspirano a identificare le proprie potenzialità, a concretizzarle attraverso un percorso di valorizzazione condiviso e collettivo, che magari per ora è ipotizzato solamente dagli operatori più dinamici e innovativi.

Che è stato proposto a operatori, amministratori, alla cittadinanza di BIANCO e CASIGNANA in provincia di REGGIO CALABRIA , ricercatori e appassionati della cultura del territorio e delle tradizioni locali.

In occasione di un convegno, nel prestigioso giardino del parco archeologico, ideato dal presidente dell’ UNAGA, l’Unione nazionale delle ARGA, le Associazioni regionali della stampa agricola, agroalimentare, dell’ambiente e territorio, Mimmo Vita, per cercare di dare coesione ai viticoltori e rivitalizzare una realtà a rischio di estinzione: quella dell’antico vino Greco di Bianco.

Un vitigno importato dalla Magna Grecia lungo la costa meridionale del litorale ionico della Calabria. Trasportato dalle isole e coste greche attraversando un mare difficile e pieno di insidie. E insediatosi, e sviluppatosi in otto Comuni della LOCRIDE

Un vitigno che, come ha detto il presidente Vita, non ha ancora saputo esprimere le proprie prerogative, così come il territorio dove viene realizzato. Che dispone di attrattive e ricchezze paragonabili a quelle di altre terre vocate, ma per ora più fortunate.

Il convegno, a coronamento di un educational ideato da UNAGA al quale hanno partecipato giornalisti specializzati da tutta Italia assieme a giornalisti locali. Che ha consentito di visitare e conoscere gli elementi essenziali della storia e della vocazione vitivinicola dell’area. contrassegn

 

ata, oltre che dalle testimonianze dell’epoca dell’antica Grecia, dalla presenza dei palmenti, oltre un centinaio ancora visibili e intatti sui terreni a vocazione viticola, argillosi e candidi.

I palmenti sono dei contenitori di pietra nei quali veniva deposta l’uva appena vendemmiata per essere pigiata. In una vasca sottostante colava il mosto, che veniva poi trasportato nelle anfore nei luoghi di fermentazione e poi di conservazione.

Nel contempo, sono state visitate, spesso assieme agli amministratori locali, specialmente del comune di Bianco, una decina di aziende vitivinicole, che compongono l’attuale realtà del vino Greco di Bianco.

Bianco, è il comune principale dell’area. dove si sta realizzando un museo enologico. E dove si trova uno dei più importanti ritrovamenti archeologici dell’epoca romana: l’antica #Villa romana di Casignana.

Un sito termale di grandi dimensioni, che disponeva persino di un approdo, ed era situato lungo la strada ionica, dalla Penisola a Reggio Calabria.

Quindi allo Stretto di Messina. Com’è stato detto dai ricercatori, esperti come il professor Rocco Zappia, dagli storici e dagli amministratori, la realtà del #Greco di Bianco, l’area considerata dispongono delle potenzialità per lanciare la valorizzazione turistica del territorio.

La Regione Calabria, ha sostenuto in conclusione l’assessore regionale all’Agricoltura, mette a disposizione le risorse previste dal Programma di sviluppo rurale.

Risorse e opportunità che debbono essere colte dagli operatori.

Per far comprendere la portate dello sviluppo possibile che si schiuderà con la completa fruizione turistica della Villa romana, e che passa attraverso la creazione di un sistema eno-gastronomico, ricettivo, logistico, turistico che ruoti attorno alla promozione del vino #Greco di Bianco, a concludere le assise è intervenuto Carlo Morandini, presidente dell’ARGA FVG e vicepresidente nazionale UNAGA.

Il quale ha esortato a seguire la via tracciata del Friuli per ritrovare la propria identità e rilanciarsi anche attraverso la valorizzazione delle peculiarità e della cultura del territorio.

 

Ida Donati

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