Trentotto gradi… ,5! Un po’ di più della temperatura corporea di quando abbiamo in bel febbrone.

 

Quali sono i rimendi? Si possono trovare diverse soluzioni: rimanere tappati in casa con l’impianto di condizionamento a manetta, se ne disponiamo. Oppure andare a cercare refrigerio in un tuffo al mare.

Ma strada facendo dobbiamo comunque affrontare la calura con un’auto dotata di un buon impianto di climatizzazione. Potremmo anche fare un salto in montagna.

Sì, ma dove? Spesso trascuriamo i posti più ovvi, o che avevamo visitato in passato. E che magari, se ci si offre l’occasione, possiamo rivisitare. Ed è stato proprio così.

L’occasione: l’apertura del bed & breakfast El NIU , in lingua friulana Il Nido, a Paularo.

Situato nel cuore dell’antico borgo della Carnia, tra le case Linussio, è stato ricavato nell’albergo Regina delle Alpi. Ed è il luogo ideale per riposare, in attesa di percorrere, o dopo avere percorso, i fantastici sentieri alpini delle montagne dalle quali si dirama la Valle d’Incarojo. O arrampicarsi sulle strade di montagna con bicicletta. Oppure cimentarsi nei percorsi di mountain bike di quest’area dell’Alta Carnia, caratterizzata anche dai sentieri della Grande guerra.

Perché proprio di sopra passa il confine con l’Austria. A gestire il bed & breakfast Il Niu è Mario Revelant, personaggio molto noto in Carnia. La sua famiglia, nel ‘900, assicurava il collegamento con gli autobus tra Paularo e le sue frazioni, Tolmezzo, Udine. Mario, assieme alla moglie gestisce anche il bar-ristorante Ka Tor, in via Sabbadini a Udine, e svolge attività di catering.

Soprattutto a Paularo è di casa. Ha infatti amministrato la località per dieci anni. Arredi in stile carnico assicurano calore alle stanze. Con lo stesso stile la sala per la colazione. Fuori, gli stretti vicoli che un tempo erano le uniche strade della località, e tra esse la via di accesso al paese. L’ondata di caldo eccezionale ha però raggiunto anche Paularo.

E anche quassù, nel pomeriggio, ci sono quasi 30 gradi. Occorre quindi trovare una soluzione per restituire al nostro organismo, almeno per qualche ora, la memoria della temperatura più gradevole che è quella del clima primaverile. O del normale andamento climatico. Così ci informiamo sulle ‘alture’ della zona. Dove ci sono diverse malghe.

La più nota, si trova sulla strada che porta nell’altro versante della montagna friulana, Pontebba, verso il Tarvisiano. Il percorso da seguire è però piuttosto lungo. E nonostante la strada agevole, ci vorrebbe parecchio tempo per percorrerla tutta, prima del buio. In zone nelle quali non sempre è possibile connettersi con il cellulare.

Dunque in piena sicurezza. Così imbocchiamo un’altra salita: malga Pizzul. Si trova a 1532 m slm ed è raggiungibile su una strada di montagna, a tratti stretta, e negli ultimi km sterrata. Decidiamo di provare a salire. E la nostra curiosità è stata premiata. Un po’ di incertezza in un paio di attraversamenti d’acqua di sgrondo, che non erano profondi.

Finché lo splendido e finalmente fresco bosco si apre lasciando spazio ai pratoni, impervi, che caratterizzano i prati malghivi. Arriviamo in cima al percorso accessibile ai mezzi a quattro ruote. E ci troviamo nello spiazzo e parcheggio erboso della malga.

La costruzione caratteristica di montagna è la parte ricettiva del complesso che più a monte ospita l’allevamento del bestiame. Una chiesetta votiva nella quale il 5 agosto si celebra la festa del Redentore, e il fabbricato per il ristoro.

Che dispone anche di camere, destinate a ospitare chi viene fin quassù a camminare, ad assaggiare i prodotti di malga e ad acquistarsi, a cercare un’area di silenzio e serenità. Ci giriamo verso la vallata, e scorgiamo a fondovalle parte dell’abitato di Paularo, di fronte a noi il gruppo sul quale svetta il monte Sernio, e le vallate verso il tolmezzino o il bellunese. Man mano che ci si avvia all’imbrunire, la skyline si arricchisce di colori incantati. Dalla baita ci chiamano: ‘volete mangiare qualche cosa? Perché noi fra poco dobbiamo cenare’! così entriamo e assaggiamo un ottimo formaggio di malga, salame nostrano, una ricca pasta al ragù, il frico, morbido e sostanzioso.

Che ci permetterà di affrontare serenamente la temperatura esterna. Che, finalmente, è scesa sui 20 gradi. A intrattenerci è Delfina Ferigo, la titolare della malga. La sua famiglia è impegnata qui da cinquant’anni. D’inverno vive nel codroipese, ma per nulla al mondo si potrebbe staccare da queste montagne.

Da questa malga. Suo genero ci spiega che sui contrafforti che si trovano qui sopra si sviluppano le trincee della prima guerra mondiale.

Verso la cima della montagna: oltre la cresta, c’è l’Austria con Pramollo.

Il cielo è limpido e denso di stelle nonostante la calura che attanaglia ancora la pianura

 

CM

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