Comunicare il territorio significa saperne manifestare le carature anche a un pubblico che altrimenti potrebbe continuare a ignorarle o rimanerne indifferente

 

Tre generazioni di comunicatori a confronto per raccontare le esperienze personali vissute negli ultimi cinquant’anni a cavallo tra due secoli e tra epoche di cambiamenti epocali

Claudio Cojutti, Massimiliano Ossini, Bruno Pizzul moderati da Carlo Morandini per trasmettere la grande passione e l’amore per un territorio che fa scoprire, da una vallata all’altra, da una montagna o collina all’altra, da un paese o da una comunità all’altra, sfaccettature, elementi e qualità di volta in volta diversi e affascinanti

La comunicazione è l’essenza dello sviluppo del territorio. Che avvenga spontaneamente, per la vocazione della sua gente, che sia favorita dalle caratteristiche di un’area e delle sue componenti e carature, che venga indotta per scelta culturale è l’imprescindibile elemento dello sviluppo. Ma anche l’azione essenziale per favorire la consapevolezza, la sicurezza alimentare, la formazione e la crescita di una comunità. Comunicazione, si può definire la sintesi della cultura di un territorio. Questo è quanto emerso dal talk show, round table svoltosi nella sala meeting del Castello di Spessa a Capriva (Go), organizzato dall’Associazione della stampa agricola, agroalimentare, dell’ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia (ARGA FVG), con la collaborazione dell’Associazione culturale La Riviera Friulana, dell’Associazione cuochi del Friuli Venezia Giulia, voluto dalla neonata Cassa rurale del Friuli Venezia Giulia. Per valutare le tappe della crescita di un territorio pur vocato all’agricoltura di pregio, in modo specifico, vista la location prescelta nel cuore del Collio, della viticoltura, e al turismo tematico e lento, l’ARGA FVG ha chiamato grandi comunicatori e nel contempo popolari giornalisti. Come il telecronista sportivo Bruno Pizzul, che non ha mai cessato di inserire nei suoi interventi televisivi la valorizzazione dei territori. O Claudio Cojutti, che ha ideato la popolare trasmissione radiofonica La Vita nei campi, nata da una rubrica di Radio Uno e poi divenuta nel tempo un appuntamento tuttora tra i più amati della domenica mattina anche dai non addetti ai lavori, per quarant’anni ai vertici della Rai del FVG e radio e telecronista nazionale, e tuttora direttore di Udinese Tv. O Massimiliano Ossini, popolare conduttore televisivo su Rai 1 e Rai 2, di Linea verde, Linea bianca, Geo, Mezzogiorno a tavola…. Ma anche cultore del territorio e delle bellezze naturali della Penisola, agricoltore per hobby nella sua terra. E appassionato delle culture che sprigionano dalle comunità locali presenti sul nostro territorio. A stimolare la riflessione dei tre ospiti, il moderatore Carlo Morandini, presidente regionale di ARGA FVG già vicepresidente nazionale della stampa agricola dell’ambiente e territorio, direttore editoriale di Cil & tiere, rivista scientifica del territorio realizzata in lingua friulana dalla Università di Udine. E promotore del rilancio di un territorio, l’area rivierasca del Friuli Venezia Giulia, attraverso la ridenominazione della zona con l’appellativo spendibile e social network-compatibile di Riviera Friulana. Dopo il saluto del presidente della Cassa rurale del FVG, Tiziano Portelli, per ricordare la mission dell’Istituto che ha finanziato di recente la ricerca sul genoma della vite, è toccato a Cojutti far partire la riflessione dai primi passi della comunicazione del territorio. Ovvero gli inizi della sua lunga carriera radiotelevisiva. Quando i servizi radio si realizzavano ritagliando e ricomponendo con l’aiuto del nastro adesivo i pezzi di nastro magnetizzato dai registratosi Geloso, poi Nagra anche Stellavox. Già nei primi anni de La Vita nei campi, gli argomenti erano gli stessi che vengono trattati oggi e sono i temi principali della vita rurale. Oggi l’agricoltura vivive una crisi profonda, ha ricordato, causata anche dal fatto che gli agricoltori in gran parte non lo sono più a titolo principale, bensì spesso come occupazione hobbistica su terreni ereditati dai familiari. Si rischia dunque di perdere la identità del territorio e con essa la specificità delle produzioni. Che come ha commentato Morandini è il biglietto da visita di ciascun territorio: la Rosa di Gorizia, per l’Isontino, il Verdicchio di Matelica, per le Marche, il Pistacchio di Bronte, per la Sicilia… Bruno Pizzul ha quindi sviluppato una profonda analisi della identità del territorio. Che anche attraverso la comunicazione sportiva è stata fatta conoscere a una miriade di appassionati dello sport. Tanti telespettatori o radioascoltatori hanno imparato a conoscere le ricchezze dell’Italia, anche di altri Paesi, perché se ne è parlato nel contesto dei collegamenti sportivi. Il prosciutto di San Daniele, il formaggio Montasio, i vini friulani, spesso sono divenuti l’arredo dei collegamenti radiotelevisivi. Motivando sovente gli ascoltatori e i telespettatori ad andare a scoprire i territori identificati attraverso i prodotti. Massimiliano Ossini ha ricordato le molteplici sfaccettature del territorio italiano. Fatto di un caleidoscopio di ricchezze che spesso sono sconosciute anche da chi vi abita vicino. Ecco l’importanza di una comunicazione che Ossini, manifestando espressamente la grande passione che gli ha consentito di ottenere i titoli, prima di Guardia forestale ad honorem, poi di Carabiniere ambientale ad honorem, per l’impegno profuso nella difesa e valorizzazione delle peculiarità italiane, ha ricordato alcune delle situazioni particolari, e delle tipicità incontrate e promosse lungo il suo cammino di lavoro. E la difficoltà a perseguire i progetti di comunicazione televisiva del territorio italiano, frammentato e variegato, non facile da raccontare, ma forse per questo splendido da comunicare.

Questo, in sintesi, il pensiero dei rappresentanti di tre diverse generazioni, guru tra i comunicatori. Pensiero al quale si è aggiunta la riflessione di Morandini, nel ricordare che la location prescelta per questo evento, il primo su questo tema con interlocutori così qualificati, rappresenta il simbolo perfetto del modello da comunicare per valorizzare il territorio. Il Castello di Spessa, che poi i partecipanti all’evento assieme agli animatori del talk show hanno potuto visitare, recuperato dalla proprietà Pali dopo che era stato conservato per decenni dal conte Douglas Attems, riportato al suo antico splendore e ottimizzato per la fruizione, dispone: di zone attrezzate per i meeting, del resort alloggio di pregio, della cantina con vini Doc del territorio, di del bistrò ristorante, del ristorante, delle sale e terrazzi per degustazioni e incontri, offre possibilità di percorsi a piedi, trekking, in bicicletta, il golf a 18 buche, un vasto compendio vitato e naturale tra le colline del Collio. In un sito paesaggisticamente ideale, che aveva motivato il soggiorno tra gli altri di Giacomo Casanova. Tutti, elementi adatti per rappresentare gli elementi cardine dell’offerta del territorio. Ma, nel contempo, ciascuno in grado di attrarre segmenti diversi di un pubblico di turisti, navigatori del gusto e del territorio, a loro volta in grado di comunicarne le carature a un’utenza più ampia e qualificata.

A suggellare la serata, non poteva mancare un esempio dei sapori che il territorio del FVG sa sprigionare dalle sue ricche tradizioni, che sono stati proposti dai cuochi dell’Associazione cuochi del FVG guidati dalla presidente, Elvia Ferigo. Abbinati ai vini di Castello di Spessa. Dal Pinot ramato, tradizionale prodotto di nicchia dei vigneti castellani, al Brut metodo classico, al Refosco della tradizione friulana, al Cabernet Franc.

 

Ida Donati

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