Richiesti dai buyer non soltanto i vini più affermati ma anche le varietà autoctone

Le terre rivierasche confermano la loro vocazione alla produzione di vini di pregio. Non soltanto perché si aggiudicano concorsi di livello internazionale, come I Feudi di Romans di Enzo Lorenzon con il Sauvignon, o il Friulano di Guido Lorenzonetto che aveva vinto il primo concorso enologico dell’anno del Friuli Venezia Giulia, alla Fiera regionale di Bertiolo, con il Friulano. Ma perché le oro produzioni sono apprezzate anche dai buyer di diversi Paesi, dove l’enologia italiana è sempre protagonista. Anche nella 52.edizione del Vinitaly, nello stand collettivo dell’ERSA FVG, come in quelli delle singole aziende, le visite sono state in crescendo rispetto al 2017. Un trend che negli ultimi anni si rinnova. E non è certo motivato dall’escalation dei prodotti enologici di grande diffusione. Ma dal lavoro di ricerca e dall’attenta cura che i viticoltori e gli enologi del vigneto regionale e in particolare dell’area della Riviera Friulana pongono e hanno posto nella cura dei vigneti, nella raccolta delle uve, nella percorso di realizzazione del vino di pregio. E anche se si fa strada il nuovo progetto di spumantizzazione della Ribolla Gialla, tengono le attese dei mercati il Friulano, già Tocai, il Pinot Grigio, lo Chardonnay, le Malvasie. Ma anche i rossi Merlot e Refosco, ingentilito dalle tecniche di vinificazione più recenti. Si fanno però strada, motivati dalla curiosità dei navigatori del gusto esteri, anche i vitigni autoctoni, meno diffusi e conosciuti, ma valorizzati e sviluppati dalle singole aziende: dallo Schioppettino, al Malbeck. Un ragionamento a parte merita la Ribolla Gialla. Che nel vigneto regionale veniva già spumantizzata con buoni risultati alla fine degli anni ’70. Si tratta di un vitigno che, non ce ne vogliano i produttori che hanno intrapreso i loro percorsi, ancorché, per ora, sperimentali, rilascia le qualità migliori sui terreni e sulle esposizioni collinari. Cosa che già ben sapevano i viticoltori dello scorso millennio. Che più che attenersi alle ricerche di mercato e alle statistiche, puntavano sulle proprie capacità critiche e degustative. E il salone veronese del vigneto globale? Le scelte intraprese pochi anni fa, di spostare l’apertura alla domenica per lasciare spazio nei giorni successivi agli operatori del settore enologico e della ristorazione hanno dato i risultati sperati. Ottimizzando anche la qualità dell’ambiente del Vinitaly, dov’è possibile soffermarsi con i produttori, con gli enologi, con i tecnici per percorsi degustativi guidati e personalizzati. E probabilmente, l’edizione 2019, la 53. non potrà che confermare le tendenze riscontrate quest’anno.

Carlo Morandini

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